Il villaggio nero

VIllaggioNero

Autore: S. Grabiński

A cura di Andrea Bonazzi

Editore: Edizioni Hypnos

Collana: Biblioteca dell’Immaginario

Data di Pubblicazione: novembre 2012

ISBN: 9788896952085

Pagine: 300

Formato: brossura

Grabiński! Chi era costui? E perché porta l’accento sulla “n”?

Effettivamente, a parte quel ristretto gruppo di maniaci svitati appassionati (noi compresi) del genere weird e fantastico, questo scrittore polacco potrebbe risultare del tutto sconosciuto ai più. Eppure, autori del calibro di Thomas Ligotti e China Miéville stravedono per lui. Ci è sembrato giusto, allora, recuperare questa perla del fantastico per rileggerla e dirvi la nostra.

Torniamo un attimo all’autore (e alla domanda iniziale). Nato nella provincia di Leopoli, nella allora Galizia Polacca, si è guadagnato l’appellativo di “Poe Polacco”. Ma a ben vedere non ha molto in comune con il più noto scrittore americano. È stato accostato anche Lovecraft (di cui è contemporaneo), ma a differenza dell’autore di Providence, Grabiński colloca nella quotidianità e nel progresso l’origine degli orrori che racconta. Per dirla con le parole di Miéville, “ci troviamo di fronte a uno scrittore per il quale l’orrore soprannaturale si manifesta proprio nella modernità – nell’elettricità, nelle caserme dei pompieri, nei treni: il perturbante quale cattiva coscienza dell’oggi”.

E a farla da padrone nei racconti troviamo proprio ciò che all’epoca simboleggiava la modernità: il telegrafo, i treni, le ferrovie, insieme con macchinisti, capistazione e viaggiatori.  Ma questo non fa di lui un materialista o un positivista. Per definire le sue opere, Grabiński usava termini quali “psicofantastico” o “metafantastico”, come a sottolineare che il suo modo di narrare il weird fosse legato all’esplorazione della psiche e delle emozioni. Se volete approfondire il tema, l’introduzione e la nota finale contenute nel volume soddisferanno in modo esauriente la vostra curiosità sullo scrittore.  Noi ci limitiamo a dire che nelle sue storie Newton ed Einstein viaggiano sullo stesso vagone di Freud, Jung e Bergson.  

  • Perché leggerlo: andate sbirciare il meraviglioso incipit del secondo racconto, che definisce “sorde fusa” il ronzio dei fili del telegrafo. Al pari di altri autori più noti, Grabiński ha il merito di aver svecchiato le tematiche gotiche ottocentesche, portandole verso la modernità.
  • Perché non leggerlo: non è indicato a chi pensa che il weird non corra sui fili della corrente o sui binari, ma è più a suo agio (si fa per dire!) con oscure divinità di altre dimensioni.

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