E ora si parte a prenderle nei denti

La taverna brulicava di ogni sorta di razza e infame personaggio della regione, dal più scaltro halfling al più illuminato chierico. Si sentiva il gorgogliare di birre dalle botti di legno, il profumo di qualche pentola sul fuoco per stuzzicare i palati delle persone presenti, sia in carne e ossa che in quello che gli rimaneva addosso.

“Di qua si può avere un altro giro?” Sbuffò uno strano energumeno, non chiaramente di qualche razza, cosa non gradita nella vicina regione elfica, per non parlare di quella orchesca.

<<Per fortuna che abbiamo appena ricevuto le botti. Con degli spacca ossi come te è difficile tenere il boccale pieno in questo periodo. Ci potresti dare un attimo di tregua?>> Con un mezzo sorriso l’oste, non proprio sereno nell’esprimersi, allunga la nuova pinta alla massa di cicatrici, armature e vene verdi. 

“Ricorda locandiere,” Beve un sorso e poi come se stesse ruttando inizia a parlare. ”Accetto questa offerta e accetto tua mano….” Scoppia in una risata e molti altri iniziarono a ridere di quella innocua violenta risposta.

<<Chiaro e limpido come una palude del nord. Me la segno.>> L’oste si dilegua a servire altre persone.

“Ehi, Jorge. Pensare cosa non era successo nell’altra locanda per un ritardo di ordine di un bicchierino…”-Già, laggiù nella locanda halfling era tutto sottodimensionato per te. Già farti entrare sembrava una barzelletta e ti sei fatto male a stare solo sulle ginocchia tutto il tempo.” Sul fianco della montagna su vari riporti con grimori, casse di legno e oggetti di fortuna un piccolo omuncolo affilato si nascondeva in un cappuccio. La sua voce tagliente e sarcastica si incastrava con il mezzorco che lo sovrastava in quell’angolo di mondo.

-Andiamo, orsù mio caro Lurdo, che domani ci aspettano sotto le montagne.- Parole molto chiare e distinte per richiamare l’attenzione non tanto tra compagni. Non furono particolarmente sussurrate e forse il piccolo uomo aveva un piano in mente.

-Oste!- Suonò come una corda di violino strofinata violentemente con l’archetto.<<Sono subito da voi…>>

-Diamine…- un piccolo cenno di impazienza uscì da quel cappuccio. Nel mentre Lurdo finì di scolarsi la pinta da orco che aveva ricevuto.

-Come fai?- 

“Che cosa?”

 -A bere..-

”Burp!”

-Questo chiarisce sempre che hai una parte di orco…-

 “Ricordati che potrei usarti come stuzzicadenti…”

-Sì, come no.-

<<Se non ricordo male mi avete chiesto un posto nelle stalle…>> 

Il locandiere si fece tranquillo per organizzare quei pensieri, la sua anzianità certe volte rivelava dei vuoti o dei temibili ragionamenti logici, per anticipare qualche tresca o faida nel locale. Era noto in quella regiona la locanda del fuoco spento, come zona franca da combattimenti e simil confronti. Si narra che il locandiere di aspetto umano, forse centenario, non sia di questo piano o almeno la sua mente fluttui tra più punti contemporaneamente.

<<..e se ci fosse qualche nano delle miniere alle pendici di quelle montagne..>> 

Il piccoletto infatti non era in cerca di lotte in quella sera. Si stava lavorando ogni persona nel locale per capire qualche informazione della zona, per giungere pronti o per giunta con qualche elemento in più. La gilda dei ladri e tecnomanti offriva parecchie conoscenze ma la resistenza fisica o il sollevamento di massi non era tra quelli.

<<.. per non parlare di quelle 3 monete d’oro che casualmente hai in tasca e mancano a quell’ospite al tavolo pieno di elfi…>>

La locanda del fuoco spento era descritta dalla gilda dei ladri come impossibile da superare come prova, salvo inimicarsi qualche persona per coprire il misfatto.

“Dai, oste, gliele restituirò in una partita a carte per renderli più amici. Consideralo un prestito a buon rendere.” Un simpatico sarcastico giro di parole scalfì quelle sopracciglia dense bianche.

Chiusa la questione con qualche sbuffo da parte dell’oste, ci fu un cenno dello stesso verso un nano robusto con un’armatura coperta di fuliggine, sicuramente  dietro una di quelle macchine a vapore, che tanto si sentivano sferragliare nella zona ma mai se ne vide una pulita come appena assemblate. Sbattuta la mano destra sullo spallaccio sinistro, come un saluto di rispetto tra pari, iniziò a dirigersi verso la strana coppia di antipodi, l’halfling e il mezzorco. L’avanzata dal tavolo agli sgabelli dei due era stata una marcia decisa, come meccanica, scandita da non si sa quale strumento nella sala. Terminato per un attimo quel ritmo il nano fu seduto vicino all’halfling.

<<State andando alle montagne qua vicino, quelle a tre quarti di giornata a piedi dopo i boschi a ovest di qua?>> Una gran bella domanda retorica o  una sana deduzione? 

“Sei coperto di fuliggine ma non troppa. Hai una macchina a vapore che non esplode?”

<<Sto progettando da tempo di uscire da questa zona e non voglio rimanere a piedi>>

“Mi pare un buon proposito.” Annusa il bicchiere come se si fosse dimenticato il contenuto o in cerca di qualche veleno. Rassicurato dall’odore, bevve qualche sorso.

<<Non è un proposito, come il tuo ami…>>

-Chi stai offendendo?-

”Ehi Lurdo, calmiamo subito gli animi”

-Mi ha chiamato proposito…-

“Non è un’offesa, tranquillo”

-Se lo dici tu…ma non mi piace come parla questo nano-

<<Ehi sono qua palla di muscoli verdi!>>

-Perchè mi toccano cose basse con cui trattare…-

//EHI!!// in coro entrambi si sentirono toccati da quell’accezione.

L’oste fiutò il disagio di quel gruppo e fece scorrere tre pinte come omaggio della casa. Con una certa gioia Lurdo si prese la sua e quella di Jorge, conoscendo l’halfling come molto poco incline al bere, considerato quasi un veleno per la sua lucidità nel cercare soluzioni. Il nano iniziò a sorseggiare la sua e a prepararsi una pipa per riflettere su quanto stesse accadendo.

Tra una foglia e l’altra inserita nella pipa il nano sbuffò e riprese il discorso.

<<Ho iniziato col piede sbagliato. Mi chiamano Ferraglia nella lingua comune. E questo dovrebbe bastare per ora.>>

.”Bene Ferraglia, noi siamo Lurdo” indicando il grosso muso a vene verdi.” e Jorge.”

battendo la mano sul ciondolo della gilda. “ e ora veniamo a cosa potrebbe essere un accordo.” 

<<Intorno alla zona che cercate ci sono residui di battaglie tra nani e orchi, macchine da recuperare con materiali importanti. Vi posso portare in zona senza la macchina a vapore, per non farci prendere dai pochi orchi e non rimasti in zona.>>

“Peccato, ne volevo vedere una funzionante.”

<<Piccolo uomo, quelle macchine sono state benedette per utilizzare e trasportare nani. Non posso far salire te o lui. E poi per quanto comode sarebbero un bel bersaglio per gli arciere e i cannonieri.>>

-Ma a che serve allora?-

<<A fare baccano e tirar giù orchi>> Accese la pipa finalmente e prese una buon boccata. 

Si rilassò e continuò. <<Le macchine a vapore sono un grosso avanzamento nella lotta ai goblin e le nascondiamo fino alla prossima battaglia. Sto cercando nuovi pezzi.>> Prese una nuova boccata decisa. Qualche scintilla scoppiettò dalla pipa come una grande fornace. <<La mia macchina a vapore non è come le altre. Sto cercando pezzi per evocare qualcuno con la forza di un orco e l’acume di un elfo al mio servizio.>> Questa affermazione, fatta tra l’orgoglio, i sospiri di un bicchiere pieno e qualche sogno sembrò strana per un geniere come un nano.

“Non capisco cosa tu stia cercando tra quei rottami, ma se non è un pezzo per te ed è in qualche maniera prezioso, ci piacerebbe come sistema di pagamento. Se per te è fattibile…”

Il nano prese prima un sorso di birra per riflettere e una volta a bocca vuota morse la pipa per allungare la mano all’halfling. 

<<Se non hai altre condizioni, avete trovato la maledetta guida per le lande che portano al monte dei draghi verdi. >>

Quella stretta di mano fu un contratto speciale, come la scintilla su una paglia in una grande pira di legno. 

Alla locanda del fuoco spento spesso non si da credito alle dicerie su incontri tra persone che cambiano la storia, su accordi per vicende epiche e su avventure che prendono spunto da una buona bevuta di spirito. Chissà quando verrà narrata la storia della locanda e non degli avventurieri.

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