Kojiro Igano

Il sole al tramonto colorava di oro e porpora i profili delle montagne nella vallata sopra di loro. In basso, le rade nuvole iniziavano a colorarsi di arancio e rosa, in contrasto col cielo azzurro. Appesi ad un albero a testa in giù, due ragazzi conversano tranquillamente. Sono due giovani Shinobi che stanno completando il loro allenamento quotidiano, farlo mentre si parla e si osserva il tramonto, non è proibito.

“ Hai deciso quindi? Non c’è niente che possa fare per trattenerti qui, Kojiro?”

La voce della ragazza quasi si perdeva nell’immensa veduta che si poteva godere in quella regione montana, ad oriente delle terre conosciute.

“Ne abbiamo già parlato Ibuki…io…mi dispiace, ma devo andare. Ne ho discusso a lungo anche con mio padre…lui mi appoggia, capisce. Non è felice, da quando mi trovò, non sono mai stato molto tempo lontano da lui, dal villaggio.”

Con queste ultime parole, il giovane chiamato Kojiro, liberò i piedi dai cappi di corda e saltò giù, imitato dalla ragazza. Rimasero così ancora per qualche istante, a guardare quel panorama, era come se il giovane cercasse di cogliere ogni minimo particolare per registrarlo non solo nella mente, ma anche nel cuore. Respirò a fondo, assaporando per quanto poteva gli umori di quelle terre ancora incontaminate e poco civilizzate. Gli ultimi strascichi di inverno stavano perdendo la loro ciclica battaglia contro la primavera, i merli già marcavano il territorio per nidificare, chiarissimo segno che la natura si stava risvegliando.

“Tra poco sarà il tuo compleanno, più o meno…” commentò Ibuki.

Sorrise Kojiro, socchiudendo gli occhi. Di solito suo padre aveva sempre festeggiato il giorno in cui l’aveva trovato, ormai quasi 25 anni prima. Si era spesso chiesto quale fosse il giorno in cui era nato, ma saperlo cosa avrebbe cambiato veramente nella sua vita? Non era quella la domanda più importante.

“Chissà, magari ero già nato in questo momento di 25 anni fa”

Sciogliendo il nodo sotto la gola, si tirò indietro il cappuccio liberando così i capelli portati lunghi e raccolti in una coda. La ragazza fece altrettanto con la differenza che la sua acconciatura oltre a mettere in risalto il collo elegante, faceva spiccare le sue orecchie di chiaro retaggio elfico. Kojiro indugiò sulle orecchie di lei, come sulle orecchie di tutti gli altri membri del villaggio, lui non era come loro, lui era l’unico umano del Clan Kirin. Come in un lampo, all’ immagine di Ibuki che sistemava i suoi capelli guardandolo con occhi carichi di tenerezza, si sovrapposero i ricordi della prima volta che il padre gli spiegò del perché lui non avesse “le punte alle orecchie”.

Avrà avuto circa sei anni, quando tornò a casa dopo averle prese in una zuffa tra compagni di giochi. Quel giorno era diventato oggetto degli scherzi degli altri bambini del villaggio che lo canzonavano per le sue “orecchie tonde”. Il padre decise che era arrivato il momento che lui sapesse come mai lui avesse le orecchie diverse da quegli degli altri. Anni prima, Kuo Igano, Shinobi del Clan dell’Unicorno Orientale, il Kirin, si trovava in perlustrazione lungo i loro confini, da sempre oggetto delle sortite dei Clan rivali, come quelli del Clan Gorilla di Pietra ,orchi spregievoli e brutali, o degli Gnoll del Clan Lupi di Ghiaccio, o dei Coboldi del Clan dell’Aspide. L’attenzione di Kuo, venne attratta quella sera da alcuni gemiti, appena percettibili in realtà, ma molto chiari per l’udito dei mezzelfi. I lamenti, palesemente non animali, lo condussero verso un grandissimo tronco di quercia. A circa un paio di metri da terra, si apriva una spaccatura nella corteccia, accessibile solo scalando il tronco della pianta. Giunto sulla soglia di quel rifugio improvvisato, vide un grande cumulo di stracci, coperti alla meglio con un tipo di mantello non in uso in quelle terre. L’odore della morte stava riempiendo la cavità della pianta, qualcosa stava morendo. Prese coraggio e con la punta del pugnale sollevò la stoffa, riuscendo così a riconoscere la fisionomia di una donna con un fagotto tra le braccia. Dal colore dei capelli e dal tipo di armatura riconobbe un’elfa del Clan Gembu, La Tartaruga Nera , un clan Shinobi di soli Elfi, molto antico e riservato. Ma i loro territori erano distanti e leghe e leghe dai territori del Clan Kirin, cosa ci faceva in quel posto? Kuo fece per afferrare il fagotto, ma l’elfa lo bloccò, afferrandogli il polso.

“Ah…Un mezzosangue!”

Esclamò l’elfa, con il respiro roco, uscito a fatica dalla labbra segnate dalla sete e dal sangue rappreso. L’occhio sinistro era completamente chiuso, tumefatto. Dalla spalla sinistra spuntava una punta di freccia, e dalle chiazze di sangue sull’armatura, capì che la donna aveva combattuto come una belva.

“Sì, sono un mezzelfo, ma non è colpa mia” le rispose Kuo, cercando di sorriderle per rassicurarla. “Avresti preferito uno di quegli orchi del Clan dei Gorilla?”

La Shinobi provò a sorridere, ma una fitta la fece sussultare e stringere il fagotto ancora più forte.

“Prendilo per favore…” disse a denti stretti “Non mi resta molto, lo sento”.

Kuo non era sicuro di quello che stava per fare, chi era quella donna veramente? Doveva lasciarla morire e così il bambino? Dopo un lungo sospiro, prese il fagotto e se lo avvicinò al petto, scoprendo un poco i lembi di stoffa per sincerarsi delle condizioni del piccolo, ma qualcosa, vedendolo, lo lasciò interdetto.

“Ma …le sue orecchie! Non sembra un elfo!”

“No…non lo è…è un umano, si chiama Kojiro…avrei voluto addestrarlo, prepararlo…ghhm…ma non potrò…ti prego, siete un Clan onorevole…speravo di incontrare uno di voi in realtà…COF COF…. siete guerrieri formidabili…lo affido a te, Kirin…la voglia a forma di fenice…la spalla…la voglia…lui saprà chi è…KO..JIII….”

Furono le sue ultime parole. Non disse il suo nome, da dove era venuta, chi erano i genitori del piccolo. Niente. Morì così, con il nome del bambino sulle labbra. Lo Shinobi, sollevò il bambino con entrambe le mani, guardandolo intensamente. Un bambino umano, protetto da un’elfa di un Clan lontanissimo geograficamente dal suo, con una voglia a forma di Fenice su una spalla. Riprese il bimbo con un braccio e scoprì il fagotto che lo avvolgeva per guardare la voglia…eh già…era una voglia a forma di fenice. Il Clan della Fenice aveva origini antichissime, come quelle del Clan Kirin e Gembu. Erano decenni, forse anche centinaia di anni , che non se ne sentiva più parlare…Che il bimbo con la voglia, fosse collegato ad esso? Ma che ci faceva con l’elfa? Tornò a guardare l’elfa, passandosi il bambino sul braccio sinistro, sfiorò delicatamente con la mano gli occhi della guerriera, chiudendoglieli. Qualcosa scintillava sotto le vesti della donna, intorno al suo collo. Afferrò l’oggetto e lo studiò con attenzione…Era un medaglione con cinque simboli, uno nel centro gli altri quattro disposti a croce intorno ad esso…ogni simbolo rappresentava un clan Shinobi, ma non Clan qualsiasi…i cinque clan guardiani: Il Dragho Azzurro, Seiryu, del Nord; il Kirin dell’Est; laTigre Bianca, Byakko, del Sud; La Tartaruga Nera, Gembu del centro e ….La Fenice, Suzaku dell’Ovest! Guardò di nuovo il bimbo e poi il medaglione. L’elfa non era una guerriera qualunque. Un giorno quel gioiello avrebbe indicato la strada al piccolo Kojiro. I muscoli del Ninja scattarono, e senza far rumore, si fuse con le ombre del bosco.

Quel giorno Kuo, tornò al villaggio col bambino, parlò con gli anziani, e la sua reputazione giocò in suo favore, per acconsentire al consiglio di lasciarli tenere il piccolo e crescerlo come suo. Si era sbarazzato del corpo dell’elfa, per coprire le sue tracce e per far credere ad eventuali inseguitori che sia l’elfa, sia il bimbo fossero morti. Kojiro crebbe come Kojiro Igano del Clan Kirin nelle montagne nere, nei continenti orientali. Kuo lo addestrò al ninjutsu, facendone un valente combattente. Provò ad aiutare il figlio a cercare delle risposte sul suo passato, ma col tempo Kuo comprese che suo figlio avrebbe dovuto trovare le risposte, fuori dai loro territori, nel mondo.

Quel pomeriggio mentre si allenava con Ibuki, cercò di fissare ogni momento nella mente, i giorni trascorsi al villaggio, l’amore del padre e della ragazza lo avrebbero accompagnato nel suo viaggiare, non poteva chiedere agli altri di percorrere il suo sentiero, non era giusto. Mentre tutti questi pensieri si accavallavano nella sua mente, Kuo raggiunse i due ragazzi, portando sulle spalle una sacca.

“Maestro Igano!”salutò subito Ibuki

“Padre!” le fece eco Kojiro “dunque è arrivato il momento” disse rivolto al genitore, andandogli incontro e prendendo la sacca che l’uomo portava sulla spalla.

“Figlio mio, sì. Ti ho insegnato tutto quello che sapevo, ora è giunto il momento che il giovane falco, lasci il nido e conosca il mondo”. Con l’età Kuo parlava spesso con queste frasi tipiche dei vecchi maestri, ma in realtà il suo cuore era tristissimo. Kojiro controllò l’attrezzatura e le armi. Tutto era al suo posto, le lame erano state affilate ed oliate, aveva scorte di cibo ed acqua. Si caricò la sacca sulle spalle bloccandola, si fermò a fissare il padre e la sua compagna di allenamenti.

“Pare ci sia tutto”. Silenzio. “Forse, converrebbe che mi muovessi ora, finché c’è luce…”

“Già..” Kuo.

“Hai ragione” Ibuki.

Il giovane con uno slancio abbracciò il padre e la ragazza, stringendoli forte a se. “Vi penserò ogni giorno, fate attenzione…Vi voglio bene”

L’uomo e la ragazza strinsero il giovane lasciando ora correre libere le lacrime. “Anche noi te ne vogliamo. Prudenza..” parlò lo shinobi per tutti e due, i singhiozzi impedivano ad Ibuki di dire alcunché.

In una sera di primavera Kojiro lasciò il villaggio del Clan Kirin, diretto ad occidente. Partì con il suo equipaggiamento ninja e tante domande senza risposta. E con un medaglione, con “IL” medaglione. Per capire che relazioni avessero i cinque Clan, doveva cercarli, ma era un’impresa molto ardua. Forse con un pizzico di fortuna, avrebbe trovato qualche pista da seguire. Istintivamente portò la mano all’altezza del petto per cercare il contatto con il medaglione, nascosto in una tasca interna, il suo unico indizio sul suo passato. Chissà, forse un giorno…

[continua…]

I cinque animali guardiani:

Tartaruga Nera – Gembu -> Elfi, longevi, memoria dell’Ordine.

Drago Azzurro -Seiryu-> Mezzodraghi metallici (in gran parte buoni) guerrieri temutissimi.

Unicorno Dorato – Qirin- > Mezzelfi, Shinobi dalle molteplici abilità. Esploratori formidabili

Tigre Bianca- Byakko – > (razza principale?), strateghi magistrali.

Uccello Cremisi (Fenice) – Suzaku – Umani, i più turbolenti e dotati dell’ordine. apparentemente “estinti”.

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