La macchia bianca

Sono anni che non torno su queste montagne…le ho sempre chiamate “montagne” ma sarebbe più corretto dire “colline”. Era la nostra vacanza quando ero bambino, stare un mese dai nonni, mangiare l’uovo sbattuto delle galline di nonna, lavorare il legno col nonno, assaporare la libertà che in città non poteva essere goduta. Questo era il mio angolo di paradiso. Ora…ora è un luogo di ricordi, bellissimi ricordi, ma anche di malinconia. La casa dei miei nonni è chiusa da anni, nessuno viene più. Anche io non vengo più perchè quando torno qui, sento sempre che non torno davvero in quel luogo spensierato della mia infanzia e adolescenza mi fa male ricordare quei giorni.. Vendere quindi la casa è la cosa più sensata da fare. Un cugino di papà ci ha informato che la figlia di Zia Angelina, quella che fa la vigilessa a Borgo San Pietro, sul lago del Salto, sarebbe interessata alla casa dei nonni. Ecco cosa mi ha riportato qui oggi. Per ascoltare la sua offerta e valutare. Sono arrivato con molto anticipo e ne approfitto per cammianre ancora un poco lungo la via che esce dal paese, una strada asfaltata alla buona che si snoda lungo un bosco di querce, tassi, lecci, abeti e noccioli. Oh sì, i noccioli…quante nocciole avrò mangiato? Non ho mai tenuto il conto, meglio così.

La voce del vento che pettina le foglie, il richiamo lontano di una ghiandaia, un vociare lontano forse di qualche irriducibile ancora al lavoro nei campi intorno al paese, questi suoni per me, sono come un canto di sirena. L’aria frizzante mi solletica il collo e mi costringe a tirare su la zip dello smanicato per riparami, porto le mani al petto e chiudo gli occhi per un attimo. Li riapro e lo vedo. Lo rivedo, uno scoiattolo nero con una macchia bianca sul petto. Sta rosicchiando una ghianda, come l’altra volta. Mi guarda fisso negli occhi, è a pochi centimetri da me, appoggiato su una trave piantata nel terreno, una di quelle col fil di ferro legato intorno che si snoda tra le foglie verso un’altra trave, una palizzata rudimentale per delimitare la proprietà di qualcuno. Quando è arrivato? Non c’era un attimo fa, ne sono sicuro. Gli sorrido e lui smette di mangiare. Sei ancora tu? Mi domando incredulo. L’animaletto si sporge dalla trave, come a volersi avvicinare ancora di più, senza mai distogliere i suoi occhi dai miei. E tutto mi torna alla mente…

Era un pomeriggio di Agosto, e avevo quindici anni. Volevo raggiungere i miei amici al paese vicino, ma per farlo dovevo passare nel bosco ed attraversare il ponticello di Cherubino. Aveva un nome quel ponte, perché moltissimi anni prima, un poveretto di nome Cherubino con la macchina ruppe il muretto e cadde giù, morendo. Il ponte non era altissimo, ma il disgraziato passò tutta la notte a testa in giù, incastrato nella cintura di sicurezza e in preda ai fumi dell’alcool. La mattina dopo, quando lo trovarono era ormai troppo tardi. I vecchi del paese raccontavano che lo spirito del povero Cherubino ogni tanto si facesse vedere lungo il ponte e che chiedesse indicazioni per casa. Forse era una storia per non far uscire i giovani la sera, ma fatto sta che intorno a quel ponte succedevano spesso cose strane. Anche io come tutti i miei amici conoscevo quella storia e pure la “leggenda” e forse gli unici momenti in cui lo attraversavo sereno, era la mattina. Quel pomeriggio invece il cielo era così nero che sembrava notte, carico di nubi e in lontananza si udivano tuoni così violenti da scuotermi fin nei denti. Mi era stato proibito di uscire, ma io,ovviamente, avevo disubbidito. Camminavo a passo svelto lungo la strada fin quando una raffica di vento mi costrinse a chiudere gli occhi per ripararmi dalla polvere. Quando li riaprii lo vidi per la prima volta. Uno scoiattolo tutto nero con una macchia bianca sul petto con una ghianda stretta nelle zampette, appollaiato su una trave piantata nel terreno che mi fissava negli occhi.

“E tu da dove sbuchi?” come se uno scoiattolo potesse rispondermi. Mi fermai ad osservarlo meglio e istintivamente allungai una mano per accarezzarlo, sicuro che sarebbe scappato. Ma non accadde. Si fece toccare la fronte senza problemi e mentre il mio indice solleticava la sua testolina, socchiuse gli occhi. Incredibile, pensai. Senza rendermene conto, iniziai a giocare con l’animaletto che mi camminava da una spalla all’altra senza paura. Mia sorella impazzirà quando ti vedrà. Ripresi la via in senso inverso, in direzione del paese, e quando la prima casa era ormai visibile dietro l’ultima grande curva di tufo ci fu il boato. Un tuono violentissimo, uno di quelli che ti fa rimbombare il petto. E poi i versi, non riuscii a capire subito quali, ma l’istinto mi gridava di correre, e corsi. Dietro di me sentivo un rombo montare, ma non era un trattore o una moto, no, il rumore dell’asfalto pestato con violenza mi fece intuire la minaccia che stava per raggiungermi. “Al riparo!!! Via!! Viaaaa!” urlai. Saltai i sei gradini che portavano nel cortiletto di casa dei nonni, mia sorella era li a giocare con bambole. La presi per la collottola senza fermarmi e mi tuffai letterlamente dentro la tendina e perline dell’uscio di casa dei nonni, chiudendo la pesante porta dietro di noi. I miei nonni e i miei genitori mi guardarono incuriositi, poi iniziammo tutti a sentire le grida, in dialetto degli abitanti del paese. Per le vie correvano impazzite delle bufale senza dare l’impressione di volersi fermare. Dalla finestra vedemmo la mandria impazzita sbucare dalla via arrivare alla piazza davanti casa, e seguire per la strada che portava alla “piazza bassa”, quella con la fontana, alla fine del paese. Passaro diverse ore prima che il paese si riaffacciasse fuori di casa, solo a sera ci accorgemmo che le bufale, ammassate intorno alla fonte, avevano preso d’assalto la Tipo di Nando, “Scrima”, l’ubriacone del paese..con lui dentro, incornando il lunotto e lo sportellone del baule. Quando i vecchi del paese riuscirono a radunare le bestie, Nando ringraziò la Madonna e giurò che non avrebbe più bevuto, per quella sera. Il giorno dopo fu chiaro cosa fosse successo. Un fulmine era caduto nel campo di bufale di Sabatino il pastore, ammazzandone una, vicino il ponte di Cherubino. Le altre bufale terrorizzate, erano scappate e seguendo la via più facile, in discesa, si erano dirette verso il paese seminando il panico. Mio nonno quella mattina mi chiamò presto e mi chiese di aiutarlo in laboratorio per montare un armadio.

“Perché eri uscito ieri? Tua madre non ti aveva detto di restare a casa?” mi chiese poi diretto, faceva sempre così lui.

“Eh, sì. Volevo uscire per stare con gli altri” risposi onestamente

“Sei stato fortunato, potevi trovarti in mezzo a quelle bestie,sa!?”

E furono quelle parole che mi fecero ricordare dello scoiattolo. Se non mi fossi fermato a giocare con quell’animaletto mi sarei trovato sicuramente in mezzo a quelle bufale.

“ Nonno ma io in realtà sarei dovuto essere proprio lì, vicino al campo di Sabatino, solo che mentre ero sulla strada è successa una cosa strana, ho visto uno scoiattolo nero con una macchia bianca…”

“…sul petto?” finì la frase per me il nonno, guardandomi. “Hai visto lo spirito del bosco!”

Non ero sicuro di aver capito bene. Io avevo solo visto uno scoiattolo nero, ma non era così per mio nonno. In quei luoghi, oltre ad una forte credenza religiosa, era altrettanto forte la superstizione. Una leggenda di quando erano piccoli i miei nonni era quella dello Scoiattolo nero con la macchia bianca, che si diceva indicare la via giusta da seguire a chi si avventurava nei boschi.

“Lo Spirito dei boschi ti ha salvato, ma non dire niente a tua nonna, le fai venire un colpo se no!” Furono le ultime parole su questa cosa che mi rivolse il nonno, non ne parlammo più per anni ed io quasi me ne dimenticai.

“Sei ancora tu?” chiedo di nuovo, senza ricevere risposta. “Sei proprio tu? Quale è la strada giusta per me, Spirito del Bosco? Andare via per sempre o restare?” mi sorprendo da solo con questa domanda. Lo scoiattolo stavolta abbassa la nocciola che tiene nelle zampette anteriori, continuando a guardarmi fisso, piega la testolina di lato e poi si gira verso il paese, e inizia a saltellare sui rami in quella direzione, poi si ferma e si volta per guardarmi. Vuoi che ti segua? Assurdo.. Mi incammino di nuovo verso il paese, mentre l’animaletto mi indica una strada che conosco bene. Una settimana prima di morire mio nonno mi disse

“ Ricordi il giorno in cui lo Spirito del Bosco ti salvò la vita? Lo spirito del Bosco è magico, lui non solo aiuta chi si perde, ma aiuta la gente a ritrovare quello che davvero rende felici i loro cuori..” Ora ho capito cosa intendeva mio nonno. E mentre giro l’ultima grande curva di tufo in vista del paese, e non vedo più lo scoiattolo tra i rami, capisco che vendere la casa dei miei nonni sarebbe sensato, ma non è quello che il mio cuore vuole.

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